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Monday, 1 April 2013

Maidenhead Easter 10 miles - 29 marzo 2013...Buona Pasqua podista in divenire




Mi scuso per l’umore non proprio a mille che, dopo una Pasqua non esaltante in un’Inghilterra invernale e gelida, non renderà questo post particolarmente avvincente.
La gara di cui oggi vorrei parlare è stata corsa il giorno del Venerdì Santo - per gli inglesi festivo (Good Friday)- e si tratta di una delle manifestazioni podistiche più antiche dell’isola, giunta quest’anno alla sua sessantesima edizione.

La mia stessa iscrizione è stata decisa all’ultimo minuto, una volta constatato il non esaltante programma pasquale e con la voglia di mettermi di nuovo alla prova sulla distanza delle dieci miglia dopo la positiva corsa Tempest, di cui ho già parlato un paio di post fa.

La prima Maidehead Easter 10, dicevo, si è tenuta nel giorno di Pasqua del 1953, nello stesso anno dell’incoronazione della regina Elisabetta II. Allora la quota di iscrizione era di 12.5 centesimi, con un budget totale per l’intera manifestazione, inclusi i premi, di 58 sterline ed il divieto per le donne di prendere parte all’evento. Ancora a metà degli anni Settanta solamente un centinaio di podisti erano soliti presentarsi allo start, ragion per cui si decise di spostare la partenza al Venerdì Santo e non più al giorno di Pasqua. Con il passare degli anni la corsa è stata abbinata a vari campionati regionali e nazionali, con la massiccia partecipazione di atleti di livello nazionale ed internazionale e, per l’edizione 2013, di oltre 1200 baldi e volenterosi podisti.

Un affollato tendone per il ritiro dei pettorali

Ad accogliermi all’arrivo sul luogo della manifestazione noto subito decine e decine di volontari che curano ogni minimo dettaglio dalle indicazioni per il parcheggio, alla gestione del traffico e alla distribuzione dei pettorali, in un’organizzazione capillare di cui avevo letto ottime recensioni nei giorni precedenti.
La zona partenza, con tanto di tendone e race village, è inserita in una zona di uffici/industriale moderna, forse non accattivante per l’occhio, ma di sicura funzionalità e comodità per accogliere senza il minimo ingorgo oltre 1000 automobili. Lo stesso tracciato prende il via con un doppio giro circolare all’interno della zona industriale, salvo poi articolarsi in un ben più affascinante e piacevole scenario bucolico nella tipica campagna inglese.

Condizioni meteorologiche non eccelse per correre non tanto per la temperatura intorno ai 2-3 gradi, quanto per il fastidioso vento forte da nord-est che sta falcidiando l’Inghilterra da oltre due settimane e che non sembra voler smettere. Quanto al cielo, per fortuna un po’ di sole aiuta a sopportare meglio le temperature e a dare l’illusione che la primavera, un giorno o l’altro, potrebbe per sbaglio arrivare anche qui.

Un bel sole, ma tanto freddo

La corsa parte con puntualità alle 9.30, io mi piazzo fra le prime file, a constato subito un livello medio altissimo dei podisti che mi circondano, almeno rispetto alle gare che sono abituato a correre in Inghilterra. Sento in partenza le gambe molto stanche ed in generale una diffusa sensazione di spossatezza. Poco male, il coach ha come obiettivo di farmi fare qualche gara fra i 16 ed i 21 km sotto a 3’50 al km, il che è possibile anche in condizioni di forma non straordinarie come oggi.

Lungo il tracciato noto una grande partecipazione di pubblico, oltre a numerosi volontari sparsi per tutte le dieci miglia di percorso. Un gran bello spettacolo che mi fa dimenticare la stanchezza e mi aiuta ad impostare un buon ritmo ed una discreta velocità di crociera.
Il tracciato è veloce, non perfettamente pianeggiante, ma adatto a cercare un PB visto che i falsipiani hanno pendenze piuttosto modeste e dolci.

Il mio obiettivo segreto alla vigilia era di abbattere il muro dei 60’, migliorando il 60’26 fatto registrare poche settimane prima alla Tempest. Certo, in condizioni meteo meno ventose e di forma più brillanti e se non ci fosse stato un ostacolo all’ottavo miglio, con un improvviso restringimento di corsia ed un conseguente rallentamento dovuto ad una lenta fila indiana di podisti che mi precedevano, sarei riuscito a farcela senza il minimo dubbio. Come si sa, il vocabolario dei podisti-tapascioni è caratterizzato da scuse, da tanti “se” e da tanti “ma” ed io non faccio eccezione.

Insomma, senza “menare il torrone”, come dicono a Cambridge, chiuderò la mia gara con un ottimo 60’10, ad una media di 3’43 per percorrere i 16180 metri totali. Questo significa, prendendo la distanza da GPS di 16000 metri, la stessa della Tempest per intenderci, un eccellente 59’34 virtuale, ben al di sotto dei quel muro dell’ora che mi proponevo di abbattare alla vigilia. Va anche detto, ad onor del vero, che 10 miglia equivalgono a 16161 metri quindi la distanza più corretta è quella di Maidenhead e non della Tempest. 160-180 metri in meno vogliono dire 35-36’’ di sconto, che sono tantissimi!

Restano in conclusione sensazioni constrastanti: un inizio piuttosto fiacco eppure una prima parte di gara, cronometro alla mano, più veloce dei successivi parziali dei 5 km, forse proprio per quell’intoppo all’ottavo miglio e per il vento che si è fatto sentire maggiormente con lo sfilacciamento dei podisti lungo il tracciato. Giungo al traguardo con un ultimo 1000 mt a 3’31 che fa sempre morale e senza affanno né particolare fatica, che fa ancora meglio allo spirito. Il piazzamento, per quanto conta, è discreto considerato il livello medio molto elevato: cinquantesimo su circa 1100 anime giunte al traguardo.

In sintesi: primi 5 km in 18’34, passaggio ai 10 km in 37’15 (secondi 5 km: in 18’41), passaggio ai 15 km in 56’04 (terzi 5 km in 18’51). A guardarli così si direbbe un calo non incoraggiante, ma penso sia dovuto all'altimetria del tracciato e alla maggiore esposizione al fastidioso vento, più che a un calo per la fatica. Media finale, dicevo, di 3’43 al km, ben al di sotto del target minimo imposto dal coach di 3’50.


Qualche minuto dopo l'arrivo, in zona traguardo, giusto il tempo di fare una foto e correre al riparo dal vento

Vince la corsa lo stesso atleta che ha trionfato lo scorso anno e che ha rappresentato lo Sri Lanka alla maratona olimpica di Londra. La sua media chilometrica è per me stratosferica (3’06) anche se quest’anno è giunto al traguardo impiegandoci quasi un minuto in più che nell’edizione 2012. Colpa del vento? Davanti a me ben due donne, la prima che ha chiuso a 3’30 e la seconda a 3’32 al km. Mostruose!

In conclusione, si è trattato di una positiva giornata di sport, non tanto per il mio rendimento in gara quanto per essere riuscito ad ingannare il tempo in queste vacanze pasquali non particolarmente positive. Resta anche la consapevolezza di avere fatto un eccellente allenamento in attesa dell’arrivo del coach e dei fratelli Fabio e Giampiero fra una settimana, in quella che si spera possa essere una bella occasione di svago in compagnia. Per la cronaca, domenica 7 aprile correremo io la gara di 20 km, Fabio e Giampiero quella di 10 km ed il coach la 5 km con partenza in contemporanea intorno al lago di Dorney-Eton.

Mi scuso ancora per l’umore non proprio esaltante, ma tanto per citare un film a me molto caro: “a volte sei tu che mangi l’orso e a volte...”

Viva i podisti di tutto il mondo, dallo Sri Lanka all’Italia!

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